Reopen 911

"Facit indignatio versus”: è stata l'indignazione a motivare questi dipinti di Giovanni Crescimanni; un impegno civile non gridato ma intransigente. Lo sdegno per il dover constatare come tanti tra i più tragici eventi della storia di questi ultimi decenni, sia italiana che internazionale, fino a culminare, appunto, nel catastrofico attentato alle torri gemelle newyorkesi, siano rimaste avvolte da misteri, da reticenze, dall'inverosimiglianza delle conclusioni rese pubbliche dalle commissioni d'inchiesta. Oscurità e sospetto proprio là, insomma, dove la chiarezza, il trasparente comportamento dei poteri dello Stato, avrebbero dovuto imporsi adamantini e rassicuranti. Si pensa istintivamente ai controversi coinvolgimenti di intelligences e di servizi segreti; si pensa alle stragi dei terribili anni Settanta in Italia, a cominciare da Piazza Fontana (tuttavia Crescimanni si spinge ancora più indietro e dedica una delle opere esposte in questa mostra a quella truce pagina costituita dall'eccidio di Portella della Ginestra). Ma si pensa pure a tanti oscuri episodi di quel Paese di riferimento internazionale che sono gli Stati Uniti, a cominciare dall'assassinio del presidente Kennedy fino ai giorni nostri: all'undici settembre, appunto. Il fatto è proprio questo: Crescimanni, sempre stimolato da molteplici curiosità intellettuali, ha subito un vero e proprio shock dal dover prendere atto delle vistose incongruenze delle versioni ufficiali relative all'effettivo svolgimento di quei terribili avvenimenti. Incongruenze ripetutamente sottolineate anche da autorevoli quanto insospettabili opinionisti statunitensi. Oltretutto, il nostro artista è anche ingegnere e certe inverosimili conclusioni (come quelle sulla resistenza al collasso delle strutture in acciaio) ha avuto la possibilità di esaminarle e scartarle, sulla base della propria competenza professionale. Questo shock lo ha, del resto, condotto lontano, lungo anche altre strade, inducendolo a riflettere sulle remote (cronologicamente) quanto sistematiche attitudini del potere ad adottare e successivamente a occultare meccanismi perversi in tutta la loro arroganza. Anzi, Crescimanni ha individuato, tra le sue letture, un episodio esemplare, da poter venire quasi assunto a prototipo. Nelle sue Storie, Erodoto, uno scrittore che non faceva mistero dell'impegno di verifica delle fonti, tanto da meritarsi la qualifica di padre della storia, enuncia la sua versione autentica della vicenda del rapimento di Elena (e dei tesori di Menelao) da parte di Paride. Eppure, forse sopraffatto dal peso della interpretazione abituale, oltretutto recepita e amplificata dalla forza del mito e della poesia, nessuno in seguito ha più fatto cenno della versione riferita dallo storico greco. Una rimozione, capostipite di tante altre rimozioni, di tante altre vulgate ufficiali successive. Ma, essendo egli pittore, lo sdegno di Crescimanni non è restato astratto, confinato nell'ambito delle opinioni e della verbalità privata. E' venuto a scompigliare, certo a inturgidire, l'abituale tavolozza dell'artista, attestata sulla gamma degli ocra e degli azzurri, questi ultimi talvolta magari evocanti un certo quale sapore orientale; vi ha introdotto il rosso squillante del sangue e delle vampe; il nerofumo delle combustioni. Ne è nata una mostra - questa - in cui l”artista espone una ventina di opere tra oli e gouaches e una inquietante, demonica figura in ceramica smaltata, testimonianza di un più appartato versante operativo di creatività manuale e plastica. E' l'indignazione che ha travolto la raffinata eleganza, i misurati accordi tonali che improntano tracce e le trame dei quadri di Giovanni Crescimanni, che eravamo fin qui abituati a conoscere. E' l'indignazione che ha infranto il lessico aniconico e, in una pulsione prepotente di adesione alla realtà, ha fatto emergere presenze, brani di esplicita adesione figurale: i muri sbrecciati della stazione di Bologna (e l'orologio fermo, a segnare per sempre l'attimo dell'esplosione); i sedili insanguinati dell'Italicus, la deflagrazione di Via D'Amelio, le torri in fiamme dopo l'impatto dell'aereo, le macerie compattate al piano zero. L'arte improntata ad un impegno civile sembra avere fatto ormai il suo tempo: egemone fino agli anni '70, inficiata sovente da compromissioni retoriche, è oggi in disgrazia, evitata alla stregua di un'esibizione di cattive maniere. Il conformismo è sempre sospetto: a Crescimanni va riconosciuto il merito di testimoniare liberamente le proprie idee, poco curandosi (giustamente) di andare contro corrente.

Carlo Fabrizio Carli, “Presentazione a mostra “REOPEN911”