Reopen 911

Non è frequente il caso di un artista che non solo si occupa dell'attualità politica sua contemporanea, e non solo la raffigura, ma organizza una intera serie dei suoi lavori alla "riflessione" attorno a un evento eminentemente politico. Più che infrequente direi unico. Una mostra pittorica dedicata all'11 di settembre 2001 non ha precedenti. Si dice - è stato scritto molte volte, più autorevolmente di me - che l'artista è una specie di strano terminale, un'antenna capace di captare vibrazioni dello spazio e del tempo, emozioni diffuse o rare, antivedere, allungare lo sguardo, attraverso di esse, nel passato e talvolta perfino nel futuro. La storia delle arti, di tutte le arti, è piena di queste illuminazioni, premonizioni, qualche volta di potentissimi squarci nella realtà quotidiana che i contemporanei non sono in grado di comprendere e, per questo, respingono meravigliati, stupiti, impauriti, ma che le generazioni successive riconoscono come propri, e riscoprono normali. Cioè ne riconoscono a distanza il valore profetico. Cioè l'artista come profeta, come vate. Viene in mente Pier Paolo Pasolini e la sua capacità di guardare oltre il suo destino, e di dirci cose che facevano arrabbiare tutti, la destra, ma anche la sinistra, il partito comunista italiano ma anche i rivoluzionari dell'epoca sessantottina. Questi ultimi Pasolini non li stimava, li considerava piccoli borghesi e figli di papà, che sarebbero presto tornati nei ranghi per fare carriera. Vide giusto: quasi tutti gli ultra rivoluzionari dell'epoca sono ora bene incasellati nel potere, qualcuno in posti di comando, altri meno, ma quasi tutti passati dalla parte della reazione, o del disimpegno. Si potrebbe dire che non si è artisti se non si sa guardare nel futuro: condizione questa, tra l'altro, per resistere nel tempo. Ma non si è artisti, io credo, neppure se non si sa guardare nel presente, perchè è nel presente che il futuro si cela. Mi pare questo il caso. Giovanni Crescimanni ha "visto" nell'11 settembre un'impronta speciale, che lo ha trascinato ad arrovellarsi nella ricerca del messaggio che contiene. A chi ha affrontato lo stesso tema da altri angoli visuali - nel mio caso, di giornalista, io l'ho fatto sotto forma di un'indagine, tuttora in corso - questi quadri paiono di primo acchito familiari. Sono anch'essi una ricerca, un'indagine, sono - ciascuno - come scandagli che si gettano su un fondo oscuro e limaccioso, nel quale non sappiamo, o possiamo soltanto immaginare, cosa sia nascosto. Cosa questo scandaglio porterà alla superficie non è ancora noto. Con un dipinto non si troverà, probabilmente, elementi aggiuntivi per una ricostruzione veritiera di un evento che ha davvero cambiato il mondo. Ma un dipinto può trasmettere, per esempio, inquietudine. E già questo è un modo per modificare la storia che l'11 settembre ha cominciato. Ma cosa significa, davvero, questa data? E perchè per Giovanni Crescimanni essa rappresenta un tornante storico? Ma la domanda più giusta da farsi sarebbe un'altra, questa: se davvero l'11 settembre è un evento che ha cambiato per tutti noi il corso delle cose, la vita, il futuro, allora come si spiega il fatto che nessuno ne parla più? In verità se ne parla, qua e là, ma in modo strano. C'è stato l'11 di settembre, da lì è cominciata la lotta contro il terrorismo internazionale, una lotta che durerà decenni, che non sappiamo come e se si concluderà, misteriosa, eterna. Ma perchè? Perchè mai è avvenuto l'11 settembre? Cosa lo ha preceduto, lo ha creato? Cosa vi è accaduto, come si è svolto? Sono crollate le due torri, non basta? Le hanno fatte crollare. Diciannove dirottatori, guidati da una lontana grotta afghana, abitata da un pazzo che si chiama Osama bin Laden. E ci sono stati quasi tremila morti. Non basta? La spiegazione finisce qui. E qui è cominciata la guerra, e tutti si preoccupano di ricordarci, qualsiasi cosa accada, che noi siamo impegnati nella grande guerra contro il terrorismo internazionale, e guai a chi pone interrogativi, a chi chiede spiegazioni. Perchè chi chiede chiarimenti è subito trattato come un alleato del terrorismo. Domande non sono ammesse. Chi pone domande infrange un tabù. Domandare è diventata una bestemmia. Gli unici cui è permesso di tornare sull'argomento, magari con nuovi particolari scelti volta a volta a seconda delle convenienze, ma tutti utili ad allargare la macchia della paura, sono i dirigenti dell'Amministrazione di Washington. Lo fanno per ricordarci che non potremo più prescindere da loro, che non possiamo perderci a sottilizzare con le libertà civili, perchè gli accoliti di Osama bin Laden sono pronti comunque a portarcele via. Quindi è molto meglio rinunciarvi per qualche tempo, per meglio combattere il terrorismo. Poi si vedrà. Ma poichè ci dicono, nello stesso tempo, che la guerra contro il terrorismo internazionale durerà un'intera generazione, come minimo, noi capiamo che dovremo vivere in un mondo non solo sempre meno sicuro, ma anche sempre meno libero. Singolare, non vi pare? Inquietante, appunto. E se si scoprisse che la storia dell'11 settembre che tutto il mondo conosce, condensata in sole cinque, fatidiche, televisive parole - è-stato-Osama-bin-Laden - è falsa? Se fossimo in condizione di dimostrare, con altissimo margine di probabilità, che quella storia è stata fabbricata, esattamente come gli eventi reali di cui è costituita, da un gruppo di criminali (non necessariamente e comunque non tutti di fede islamica) che, appunto, volevano cambiare il corso della storia, per piegarlo ai loro disegni di dominio e di insensatezza suicida? Se si potesse accumulare ormai una tale mole di prove, di fatti, di testimonianze, d'immagini non truccate e non truccabili, che dimostrano la falsità di moltissime tra le circostanze probanti? Ecco che tutte le domande di cui sopra assumerebbero un significato del tutto diverso. Ebbene: è esattamente così che stanno le cose. Adesso sappiamo - e Giovanni Crescimanni lo sa - che ciò che ci hanno detto dell'11 settembre è falso. Non sappiamo ancora cosa è vero, cosa è davvero accaduto quel giorno, ma sappiamo che è proprio da quelle stesse immagini, che noi tutti abbiamo visto quel giorno in presa diretta, live, che emerge un'altra verità, quella che ci era sfuggita nel momento dell'emozione e della paura. E allora a tutte quelle domande , se ne aggiunge una cruciale: perchè ci hanno raccontato tante bugie? Perchè ci hanno tratto in inganno? Cosa vogliono da noi, costoro, che forse hanno anche agito insieme a Osama bin Laden, ma che non sono Osama bin Laden? E perchè l'hanno fatto proprio l'11 settembre 2001? Cos'era accaduto nel 2001 per spingerli a questo? O, forse, cosa si aspettavano accadesse nel 2002 e anni successivi? Era per realizzare la guerra contro l'Afghanistan, che era già stata preparata e decisa (nel segreto) prima dell'11 settembre? Era per cominciare la guerra contro l'Irak, che il presidente Bush aveva in testa, e mormorava, e gridava, ad ogni stormire di fronde ben prima che l'11 settembre bussasse alle nostre porte? Giovanni Crescimanni non avrebbe dipinto queste tele se non sapesse della immensa, ineguagliabile menzogna che ci è stata raccontata. Se non fosse indignato dal fatto che quella menzogna è dimostrabile, ma nessuno vuole tirarla fuori, proclamarla. Se non fosse spaventato dalla paura che ci circonda e che spinge tutti i giornali, tutte le televisioni, ormai da quell'anno cruciale, a sposare senza fiatare le tesi ufficiali dei falsificatori. Queste tele sono un pezzo del suo contributo alla ricerca della verità. Piccoli pezzi di un puzzle, per ora incomprensibile, che tenaci generazioni di ricercatori dovranno ricomporre se vorremo vivere in pace, anzi se vorremo sopravvivere.

Giulietto Chiesa, “Presentazione a mostra “REOPEN911"