I paesaggi dell'anima

Paesaggi come combusti, alberi scheletrici e colline che si inseguono in rapide successioni come le quinte di un paesaggio lunare: Crescimanni interpreta così le crete senesi, quello sconfinato scenario che si distende fra Pienza, Montepulciano e Buonconvento, rappresentando in modo attuale le scaglie rocciose che popolano i dipinti di Duccio, di Simone Martini, di Ambrogio Lorenzetti e dei loro seguaci senesi che fino ai primi decenni del Quattrocento dipinsero le scoscese colline del loro territorio senza tentare di mitigarne l’asprezza.

Avvalendosi di un’originale tecnica pittorica che presuppone una sperimentazione non sempre scontata, Crescimanni incardina la sua tavolozza sui toni spenti dell’ocra, della terra bruciata, del verde scuro, evidenziando una vena malinconica, incline alla riflessione: la tessitura delle pennellate procede ordinata sulla tela, lasciando con regolarità tracce di colore denso e come aggrumato intervallate con altre zone in cui il pennello corre libero, appena velando di colore liquido la tela preparata.

Egli pratica una pittura materica che sembra la più adatta per riprodurre l’effetto della natura selvaggia tanto amata dai paesaggisti inglesi dell’ottocento, ma nel contempo ricreata dall’artista che in essa identifica il proprio percorso interiore, trasformando così il paesaggio reale in un paesaggio dell’anima.