Presentazione della mostra di Osimo

Qualcuno ha scritto, parlando della pittura di Giovanni Crescimanni, di “colore vibrante”. Definizione migliore non poteva essere trovata. I colori del nostro artista sono tutti giocati sui segni, sulla natura cromatica e sul rapporto di vibrazione che intercorre tra gli stessi. Sono segni che si trasformano in colore per via di trasmissione energetica; è colore che si frantuma in una miriade di segni i quali sembrano immersi in un campo magnetico.
C’entra, in tutto questo, l’origine di formazione da ingegnere elettronico che Crescimanni ha avuto? Certamente. Ma c’entra anche – e molto – la passione che, iniziata per caso, via via è cresciuta direi quotidianamente ( e di sicuro non è ancora giunta ad esaurimento) egli nutre nei confronti della millenaria cultura cinese: dei suoi ritmi, dei suoi segni (ricordiamoci che stiamo parlando d’una cultura calligrafica e d’una scrittura ideogrammatica) , della grazia che è sottesa ad ogni traccia, della musicalità di ciò che trascritto e visibilizzato attraverso le icone.
Apparentemente i segni di Crescimanni sembrano iterati ed in effetti lo sono. Ma si tratta di una ripetizione non stereotipata, al contrario vivace e sempre nuova, grazie proprio a quella capacità, che egli possiede, di coniugare i vari elementi calligrafici con una connessione talmente intima da far sì che l’uno trapassi nell’altro, in un processo che tende all’infinito.
Dunque una pittura di sensazioni, di emozioni dinamiche, di fluidi spirituali che si palesano in una scrittura lieve, piacevole, ma, al tempo stesso, profonda, in quanto pregna, oltre che di liricità, anche di pensiero. Il disegno, poi, risulta bilicato tra le soluzioni segniche e quelle gestuali, nel ricordo degli esempi più belli e significativi di un Mathieu, di un Wols, di un Tobey, dei maestri della scuola americana del Pacifico. Segni autosignificanti, belli di per sé, conquistatori dello spazio, dinamici ed immediati.
Chi ha detto che scienza ed arte sono mondi distanti e, magari, inconciliabili? Crescimanni ci dimostra – egli che è derivato dalla scienza ed è approdato alla pittura – che la poesia si insinua ovunque esistano spazi per le emozioni, per le sensazioni, per le vibrazioni e per i palpiti, capaci tutti di farsi idee o immagini, forme o colori, parole o suoni. E a volte, com’è nel caso di questo artista, più elementi apparentemente distanti tra loro (come i pensieri, i colori, le sonorità) sanno raggiungere dimensioni liriche di alta rilevanza. Perché lo spirito, come non ha confini, così non si cristallizza in "categorie" o generi, tutto attraversando, tutto cavalcando, tutto impregnando di sé per trasformarsi in afflato poetico.

Armando Ginesi, “Presentazione a mostra personale”, San Silverio – Osimo 2004.