Quelli che contano

Il fascino del mare e del cielo, esaltato da poeti e pittori nello stesso anelito di immenso, si ripropone nell'indagini di Giovanni Crescimanni e, in occasione dell'ultima personale di fine anno, assume una nuova particolarità: quella di presentare il mare nel sommerso, vale a dire di rivisitarlo in apnea sotto una nuova dimensione.
Stranamente quasi allineandosi a un'analoga proposta letteraria, con cui debutta in Arizona il celebrato scrittore Clive Cussler proponendo, nel suo nuovo Walhalla, una vicenda thrilling analogamente ambientata su oceanici fondali. In analoga operazione tesa forse a rinverdire la propria popolarità in una nuova ambientazione, azzurrando nelle profondità i colori delle origini e valorizzandone il mutamento attraverso un profilo solo apparentemente competitivo o sportivo.
E ancora più sorprendente è in Crescimanni la capacità di riprodurre un'immagine non rivisitata nella sua naturale conformazione, ma di saperla individuare con una nuova tecnica pittorica basata sull'uso di colori diluiti: immaginando il sommerso fondale come pacata e colorata stesura, rimarcandone una fintamente tranquilla vitalità, ricreando la rilassante pacatezza del fluire delle onde in cui il mare, e la sua flora, celebrano il proprio esistere.
In un cromatismo di variati smeraldi eternamente vitalizzati dalle onde e valorizzati da un modo di concepire la tela che dilata i colori, aumentando la loro luminosità in un gioco caleidoscopico.
Una caratteristica indubbiamente dominante della rassegna, che ci propone, nella sua estrema ricchezza, la curiosità del palombaro pronto a cogliere il fascino delle onde, e nel con tempo a riportare alla luce, con sorprendente competenza scientifica, ciò che il mare invece nasconde nella sua flora ricca di sorprese, colorata nei fantasiosi fondali, ricca di coralli e di specie marine ancora ignote. Nei cui riflessi colorati alla stregua di fuochi d'artificio Crescimanni sa creare un nuovo arcobaleno marino, più affascinante ancora, se questo è umanamente possibile, di quello terrestre.
E' chiaro quindi che una sintesi concettuale così elaborata non può che essere magistralmente tradotta in una pittura radicalmente nuova: e per far questo Crescimanni si avvale non soltanto di una preparazione culturale e filosofica di cui è debitore all'I Ching, manuale confuciano e taoista sotteso alla sua ideazione scenica e alle metafisiche cadenze gestuali dei suoi personaggi, ma anche alle sue nozioni scientifiche e professionali di affermato ingegnere.
Una miscela vincente e di grande consenso, che gli ha permesso di sviluppare progressivamente il suo rapporto con l'arte, elabo-rando una ricerca sempre più pertinente e ottenendo un risultato ricco della meditativa preparazione che lo ha preceduto e pienamente espressivo del gusto e della ricerca di perfezione praticata all'interno della sua dottrina.
Ne conseguono lunghe teorie di lavori diversi, sempre precedute da ricchissime annotazioni sui suoi quaderni, via via diven-tati veri e propri album di pittura: gli accattivanti acquerelli dai contenuti finemente colorati; la lunga serie dei Segni e meditazioni, sempre ripetuti nella loro simbolica sequenza e tuttavia sempre diversi nel loro sorprendente alternarsi; i Monterongriffoli dipinti a olio su tela, mutevolissimi nelle ondeggianti euritmie delle colline toscane; l'ultima serie dei dipinti marini in apnea, consumati sul mare terso della Maddalena e nelle più agitate profondità del Mar Rosso.
Così si presenta Giovanni Crescimanni, uomo di provata docenza, estroverso nella bonarietà delle sue disponibili divagazioni, autore in cui si fondono creatività artistica e ricerca filosofica.
Autore di un dipingere che è capacità tecnica ma anche profonda convinzione.
La stessa con cui a pieno titolo lo inserisco tra Quelli che contano.
Nato a Tirana nel 194° da padre siciliano e madre veneziana, vive e lavora tra Roma e la VaI d'Orcia (SI), dove trascorre gran parte del suo tempo.
Laureatosi giovanissimo in ingegneria elettronica, ha sempre parallelamente coltivato anche la sua passione per la pittura, approfondendo la tecnica del disegno dal vero presso l'Accademia di Brera, e mantenendo una costante consuetudine di studio dei classici, dei vedutisti veneziani e in particolare del virtuosismo pittorico di Francesco Guardi.
Dopo aver lavorato nelle principali aziende del settore informatico, nel 1995 si è determinato, anche per la notorietà acquisita e i ripetuti apprezzamenti critici, a dedicarsi esclusivamente alla pittura. Ed è proprio del 1995 la sua prima mostra personale "Le Mutazioni" presso la galleria "L'eclisse" di Roma.
Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, tra le quali: marzo 1995, galleria "L'eclisse", via del Mattonato 15, Roma, "Segni di mutazioni", personale; dicembre 19% Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie, via Benaco 2, Roma, "First Night in Cyberspace", collettiva; novembre 1996,
"Art Gallery Internet", via degli Irpini 3°, Roma, collettiva; dicembre 1996, galleria "L'eclisse", via della Scala 13, Roma, colletti-va; giugno 1997, "Art Gallery Internet", via degli Irpini 30, Roma, collettiva; dicembre 1998, Comune di Ladispoli, personale; luglio 1999, Comune di Sermoneta, "Eventi '99", collettiva; dicembre 1999, Heusen-stamm (Francoforte), personale; dicembre 2002, "Baldissera Arte", via Basento 22, Roma, personale

F. Anselmetti , Quelli che contano 8 , Marsilio Editori 2003.